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“Allenare” i genitori nel compito più difficile: limiti e responsabilità

Allenare i genitori nel compito più difficile

“Allenare” i genitori nel compito più difficile: limiti e responsabilità

Quando si diventa genitori, sicuramente non è facile liberarsi, lasciare alle spalle credenze antiche sul ruolo educativo. Quelle che sono state dei fondamenti, per il percorso di vita e formazione di ognuno di noi. Ovvero ciò che i nostri genitori ci hanno insegnato durante la crescita. Spesso grandi risorse a nostro vantaggio ma altre volte possibili ostacoli nell’educazione dei nostri figli.

Quindi, per poter essere sicuri di proteggere lo sviluppo armonico del bimbo, è necessario educare un neo genitore, “allenarlo” a sviluppare abilità e competenze nella gestione dei pargoli.

L’influenza genitoriale, sul sano sviluppo psicofisico del bambino, è qualcosa che poggia basi scientifiche già da ben oltre gli anni Sessanta del Novecento. Una sana crescita del bambino significa una piena formazione in tutti gli ambiti: cognitivo, emotivo e comportamentale.

I limiti del genitore

Il danese Jesper Juul, autore di diversi libri per genitori e professionisti e soprattutto terapeuta familiare, ci parla del processo educativo genitori-figli, sui limiti le regole ed il rispetto; sulla difficoltà di dosare autorità e giusta comprensione, sfociando così nei conflitti più aspri.

I conflitti però devono servire, essere utili alla crescita sia dei genitori che dei figli. I primi devono prendersi le loro responsabilità, spesso accade però che se fallisce il rapporto adulti e bambini, ecco che le colpe vengono attribuite solamente a questi ultimi.

Se  un bambino comincia a far capricci in maniera prepotente, non sarà assolutamente per via di una bizzarra capacità di “sottomettere” i propri genitori. Accadrà invece proprio perché questi ultimi non prendono in mano la situazione introducendo dei limiti e regole con estrema decisione.

I bambini non hanno certo interesse a spadroneggiare, anzi si ritrovano persi, sconcertati e senza guida, vittime caricate di troppa responsabilità. Quella che invece dovrebbero assumere tutti i genitori in maniera costruttiva, credendo in ciò che viene chiesto ed essendo coscienti di ciò che si decide per i propri figli.

Bisogna che i genitori siano consapevoli di essere le persone su cui il bambino deve contare, perciò persone ferme che trasmettano sicurezza, senza offendere né criticare. Devono tradurre i loro sentimenti e allo stesso tempo essere in grado di trasferire amore e comprensione.

Deve poter emergere la coerenza in ciò che viene detto al bimbo. Quest’ultimo a sua volta deve osservare il genitore per rispettare quello che propone. L’esempio migliore è l’azione, perché anche il bimbo più piccino la recepisce.

I bambini rispettano i limiti perché hanno innanzitutto gran rispetto per la persona che glieli pone. Nei primi anni di vita è fondamentale avere totale fiducia nei genitori, che sappiano comportarsi nella maniera più adeguata.


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Genitori responsabili e figli competenti

Spesso, rivolgendosi ai propri figli, si sentono frasi di questo genere: Ma è solo un bambino, è piccolo e non capisce. Oppure: Capirà in seguito, glielo spiegherò da grande E ancora: Proprio tremendo, mi fa impazzire, è una piccola peste. Che ci posso fare se è così, sarà un brutto carattere Nella stragrande maggioranza delle volte, si parla di bambini irrequieti e irascibili, i soggetti più facilmente criticati e offesi.

E’ il ritratto di un bimbo in una visione adulta distorta. Mette il piccolo al centro, come “regista” nelle situazioni di disagio ed il genitore nella posizione di non poter far nulla. In realtà vi è solo un bambino che non aspetta altro di essere guidato con fermezza, sicurezza, protezione ed amore.

Come dice Jesper Juul, il bambino è un centro attivo di competenze (cfr. Il bambino è competente. Valori e conoscenze in famiglia), non soggetto passivo” quindi non una “tabula rasa” o “non capisce nulla”, bensì esattamente l’opposto.

Il bambino ha una piccola personalità che, nel suo processo di apprendimento, è in grado di comprendere benissimo ciò che gli viene spiegato. In alcuni periodi magari in modo più emotivo, in altri, col passare degli anni, in maniera più razionale.

Quindi i quattro fondamenti del genitore responsabile sono:

  • Limiti e regole chiare, ferme e decise. Non è assolutamente vero che bambini, liberi di fare ciò vogliono, siano felici, anzi è vero il contrario. Si sentono soli se vedono i genitori in preda alle loro voglie e non percepiscono in loro forza e idee ben strutturate. Dentro si sentono persi, soli ed insicuri e sviluppano aggressività e rabbia, un muro di difesa innalzato per proteggersi, spesso tradotto in maniera errata dai genitori stessi.
    Questo si risolve, molto frequentemente, in bisogni e desideri del bimbo che vanno a governare la vita della famiglia, assolutamente senza la volontà di creare scompiglio ma solo perché genitori non sono stati capaci di definire delle regole chiare.
  • No alle critiche offensive verso il bambino. I sentimenti personali laddove sono violati o non rispettati – se poi gravi e frequenti – vanno a minare l’autostima. Danneggiano il sano sviluppo del bambino come ad esempio quando lo si definisce: peste, maleducato, cattivo ecc.
  • Utilizzo delle frasi attive. anche solo nel modo di porre le richieste, ad esempio, attraverso un tipo di frase che non sia passiva come: Perché non mangi, per benino, dentro al piatto? Potrebbe diventare attiva: Non voglio che mangi fuori dal piatto. Ecco come la responsabilità passa da lui a noi genitori.
    Se il tono è passivo il bambino avrà la responsabilità di ciò che accade. Se invece si utilizza un tono attivo, facciamo capire che è un nostro volere, una nostra decisione. E’ così che il genitore prende le redini della situazione e fa capire ciò che vuole.
  • Tradurre lo stato d’animo del bambino e fargli sentire la comprensione verso il sentimento che stanno provando. Naturalmente saper dare dei limiti, non vuol dire assolutamente non entrare in empatia col bimbo. E’ necessario fargli sentire la comprensione e la vicinanza. Dobbiamo cercare di fargli capire che è compreso ma allo stesso tempo trasmettere autorevolezza. Non vuol dire utilizzare un tono autoritario ma dare sicurezza, con un tono fermo, deciso. Senza mai dimenticare l’amore con cui lo si esprime.