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SCUOLA COME ISTITUZIONE UNICA E FONDAMENTALE, SCUOLA COME VALORE UMANO

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SCUOLA COME ISTITUZIONE UNICA E FONDAMENTALE, SCUOLA COME VALORE UMANO

Siamo quasi alla soglia dell’inizio delle vacanze natalizie, la scuola dunque si presta a chiudere, a lasciare e fermare per qualche settimana quelli che sono i suoi “compiti”, la sua missione educativa; una istituzione che porta alla maturazione migliaia di bimbi e giovani e che da sempre è stata ed è simbolo di cultura crescita e formazione.

Sull’inserto La Lettura della notissima testata giornalistica italiana, storico quotidiano italiano Corriere della Sera, uscito del giorno 8 ottobre 2023, l’autore e scrittore, dedito alla letteratura per ragazzi, appassionato ai temi sulla crescita e insegnante di scrittura creativa ai ragazzi delle scuole, Daniele Nicastro, illustra e sottolinea alcuni periodi storici contraddistinti da maestri, insegnanti, educatori ed educatrici che hanno introdotto degli approcci educativi diversi e vari, e delle nuove metodologie pedagogiche. Afferma Nicastro, a proposito delle scuole, quanto segue: “Sono nate dal lavoro di educatori, insegnanti, uomini e donne di fede che hanno scardinato regole e innovato metodi”. Scuole dunque significative, ma piuttosto emblematiche le persone che le hanno pensate e promosse, quei protagonisti e quelle protagoniste impegnati e appassionati a migliorare il “sistema scuola”, creatori di nuovi pensieri volti a coinvolgere emotivamente chi nella scuola deve vivere ed imparare: bambini e ragazzi.

Forse il più lontano nel tempo, don Giovanni Bosco (1815-1888), fondò, nel 1859, nel quartiere di Valdocco (Torino), la sede del primo oratorio, la Società salesiana, dove ancora oggi la missione educativa è pienamente viva e attiva. Un uomo di chiesa che puntava sulla comprensione e l’accoglienza dei ragazzi più disagiati, affinché si potesse creare intorno un ambiente sano, per dare loro la giusta istruzione, per far sviluppare le loro potenzialità e i loro interessi: “Lasciategli la possibilità di fare ciò che amano fare”. Dunque, una pedagogia basata sul maestro come guida amorevole e stimolante e non affatto punitiva.

LA NASCITA DELLA SCUOLA “MATERNA” E LA CASA DEI BAMBINI DI MARIA MONTESSORI

Daniele Nicastro continua a valorizzare il mondo della formazione e dell’educazione e dei maestri/e attraverso la descrizione accurata di altri modelli pedagogici e personalità speciali, vicini anche come periodo storico a don Bosco: Rosa (1866-1951) e Carolina Agazzi (1870-1945) e la già nota Maria Montessori (1870-1952).

Scuola Materna

Alle prime due talentuose donne va il merito della prima scuola dell’infanzia: a Mompiano (Brescia) nacque nel 1896, infatti, la prima scuola “materna”.  Dal 1926 in poi, altre scuole materne aprirono su tutto il territorio italiano, proprio per veicolare il messaggio di come, prima delle scuole elementari, fosse necessario un percorso formativo preparatorio. Venne scelto il termine “materna” perché la figura di riferimento doveva in qualche modo educare come una mamma, considerare i bambini come tali e non solamente come degli alunni. Una scuola dove il modello educativo fondava sulla collaborazione e lo scambio reciproco; qualsiasi oggetto entrava a far parte della didattica: dal bottone ad una qualsiasi scatola vuota, da vestiti in disuso e stoffe varie, a cartoncini e corde o spago. Il gioco tra bimbi avveniva all’aperto, a contatto con il verde e ciò che la natura aveva da offrire nelle differenti stagioni.

Nel 1907, invece, apriva a Roma, grazie a una delle prime donne laureate in medicina, Maria Montessori, la Casa dei Bambini.  Un contesto educativo innovativo, i bambini venivano considerati alla pari degli adulti, in termini di responsabilità e libertà nel “poter fare da soli”, o per meglio dire, come cita il motto della pedagogista: “Aiutami a fare da solo”. La guida dell’educatore sempre ben presente e attenta ai bisogni, ma i bambini venivano accolti in un ambiente creato a loro misura, oggetti e mobilio adatti a far vivere esperienze e stimolare una pratica attiva. Non era più la classica “lezione frontale”, il bambino al centro del percorso di crescita, imparava facendo e soprattutto sbagliando, dagli errori poteva capire come correggersi e dare l’esatta soluzione.

IL MAESTRO ALBERTO MANZI E LA FANTASIA INDISCUSSA DI GIANNI RODARI

Nicastro ci porta più avanti nel tempo per parlarci di due maestri eterni, mai dimenticati, nel cuore di moltissimi; siamo nei primi anni del Novecento, la prima metà, e due personalità si affacciano e contribuiscono a migliorare i modelli educativi, portare nuove visioni pedagogiche e formative: Alberto Manzi (1924-1997) e Gianni Rodari (1920-1980).

Alberto Manzi dedicò gran parte della sua vita e dei suoi insegnamenti a ragazzi spesso analfabeti, complicati e di tutte le età, anche detenuti in carcere minorile come l’Aristide Gabelli di Roma. Tra il 1960 e il 1968 aiutò molti adulti con le sue speciali lezioni in tv: Non è mai troppo tardi è la trasmissione che lo decreterà il “maestro della televisione”. Trovava un modo unico di insegnare e trasmettere l’amore per il sapere e il pensare, facendo lezione con dei giochi e senza mai dare giudizi.

Dello stesso periodo storico del maestro Manzi, l’indimenticabile Gianni Rodari, nel cuore, tutt’oggi, anche di molti giovani delle recenti generazioni. “La fantasia è una cosa seria “, diceva; solo un maestro, uno scrittore originale e pieno di creatività come lui poteva poter pensare una frase così profonda e significativa. Rodari ha avuto il merito di diffondere la passione per la lettura e la voglia di scoprire di mondi fantastici, anche magici ed inventati Grammatica della fantasia – 100 Gianni Rodari . Un insegnante e un sapiente giornalista che sapeva dare valore alla risata attraverso le parole, che non dimenticava come l’insegnamento e l’educazione passasse anche e inevitabilmente dal buono umore e dall’allegria.

a cura di Roberta Favorito