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LA VITA DA PAPÀ: LA NASCITA DI UN FIGLIO E LE TAPPE DELLA SUA CRESCITA

la vita da papà: la nascita di un figlio e le tappe della sua crescita

LA VITA DA PAPÀ: LA NASCITA DI UN FIGLIO E LE TAPPE DELLA SUA CRESCITA

Il papà, una figura talvolta ancora sottovalutata o accantonata nel suo ruolo, nonostante i nostri tempi “ultramoderni”, nonostante le mamme in piena carriera. I papà e il loro valore di autentici sostegni della famiglia, ora sostituiti o complementi delle mamme, ora instancabili lavoratori che, pur rincasando tardi, non mancano nel condurre e guidare i propri figli; non negano il loro impegno e onorano il loro ruolo con amore e grande dedizione; non esitano a trascorrere del tempo giocando e prestando attenzione ai bisogni dei loro bambini.

Giovanni Bollea, nel suo testo Le madri non sbagliano mai, seppur nel titolo si possa pensare che le mamme siano al centro del suo discorrere, in realtà dedica una ampia parte alla descrizione della figura del papà. Partendo dalla notizia di diventare padre, che anima i cuori degli uomini che la ricevono, rendendoli fieri e realizzati, responsabili e consapevoli del ruolo di “custodi del nido”, fino a percorrere le fasi più importanti della crescita del bambino in costante evoluzione. Vediamo, secondo Bollea, le tappe principali del rapporto padre-figlio:

  • Durante il primo anno di vita, nonostante il rapporto simbiotico e fondamentale con la mamma, tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia a riconoscere la figura del papà, una terza persona della sua famiglia, quella su cui contare da quando inizia a vedere la mamma come un persona a sé stante, quando inizia il distacco, nella fase transizionale;
  • Tra gli 8-12 mesi: in questo lasso di tempo, il bambino ha compreso la formazione della sua famiglia e conosce i suoi membri; lui o lei, la mamma e il papà. Il papà diventa il protettore e una tutela per il bambino, la sua presenza fa sentire bambino al sicuro, protetto e capace di confrontarsi con la realtà che lo circonda;
  • Verso i 8-9 anni: comincia a delinearsi, secondo l’esempio pratico del papà, la distinzione tra bene e male; man mano il ruolo del papà diviene sempre più incisivo.

 Il Ruolo del Papà nell’Adolescenza

Se durante la crescita, dopo i 10/11 anni circa, il bambino sente il ruolo del papà sempre più presente accanto a sé, è all’inizio dell’adolescenza o preadolescenza che si realizza, citando il noto pedagogista Daniele Novara, una vera e propria “convergenza educativa sul padre”.

Novara, nel suo testo Nessuno si educa da solo, spiega molto bene come il papà, finito il periodo dell’infanzia, cominci ad essere di fondamentale importanza per la nuova fase di crescita, ovvero nella preadolescenza e successivamente nell’adolescenza. Sono tappe dello sviluppo di un figlio che rivoluzionano gli equilibri familiari e che quindi necessitano di un riordino e un rinnovo delle abitudini, delle routine quotidiane e delle regole della casa.

Dopo il periodo di accudimento e cura della mamma, una presenza sempre costante, durante la fase preadolescenziale e anche dopo, il ruolo paterno inizia ad essere davvero sempre più centrale, soprattutto per quel riguarda gestire l’organizzazione della nuova vita di un figlio.

Momenti di crescita e di distacco, in cerca delle autonomie e di esperienze nuove. Il papà supporta la mamma e si occupa delle prime uscite, quindi dei divieti e dei permessi, di decidere orari e rientri serali, magari tra i 15-16 anni, ovvero nei primissimi anni della scuola secondaria di secondo grado (licei).

Nuove amicizie si affacciano, ci si vuole sentire indipendenti e liberi e i cambiamenti sono all’ordine del giorno; anche la paghetta settimanale è concessa e consegnata dal papà, dunque, come afferma il nostro autore: La madre passa a lui la palla nella logica della staffetta, ad esempio:” Stasera ne parliamo col papà”.

Come provare ad essere un buon Papà

Partendo dal presupposto che, anche quando si è genitori, l’errore è contemplato come in tutte le cose di questo mondo, e che l’importante è mettere l’impegno e l’amore, sia quando ci si prefigge un obiettivo o più obiettivi, nulla toglie al fatto che si possa sempre migliorare e, cercare di seguire dei sani e competenti consigli, risulta il metodo più efficace e risolutivo.

A tal proposito, sia Silvia Veggetti Finzi con Anna Maria Battistin che Giovanni Bollea, nei loro rispettivi testi A piccoli passi. La psicologia dei bambini dall’attesa ai cinque anni – Silvia Vegetti Finzi ed Anna Maria Battistin, Le madri non sbagliano mai – Giovanni Bollea, evidenziano e descrivono le caratteristiche di un papà “ideale”, un buon papà, senza pretese di perfezione, anzi, ritraendo una figura pronta ad accettare le proprie vulnerabilità e sincera verso il proprio figlio/figli.

  • Un padre autocritico, che sappia migliorarsi mettendosi in discussione e capace di riflessioni attente sul suo operato;
  • Responsabile del suo ruolo ma anche in cerca di empatia con il figlio, specialmente nei momenti più difficile della crescita;
  • Un papà che sappia ascoltare, nei momenti opportuni, non pressante ma comprensivo;
  • Dare l’esempio altro fondamentale atto, degli esempi sani e coerenti con i propri valori e idee;
  • La stima poi nasce da tutto quello elencato, però senza mai mancare di autorevolezza, che sappiamo non coincide con autorità;
  • Un papà, infine, che sia conscio delle sue possibilità, dei suoi limiti e delle sue mancanze, ma che sia al tempo stesso positivo e alla ricerca, comunque vada, di una soluzione e un supporto valido quando è necessario.

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