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NIDO E ASILO: IL BAMBINO NON “MI” MANGIA, CHE FARE?

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NIDO E ASILO: IL BAMBINO NON “MI” MANGIA, CHE FARE?

NIDO E ASILO: IL BAMBINO NON “MI” MANGIA, CHE FARE?

Abbiamo superato lo svezzamento e il ritorno al lavoro, siamo sopravvissute all’inserimento all’asilo (o al nido), abbiamo iniziato a costruire un minino equilibrio organizzativo ma quando andiamo a riprendere il bambino e l’assistente di infanzia ci dice che “oggi il piccolo non ha voluto la pappa…”, qualcosa dentro di noi inizia a scricchiolare.

Il primo pensiero è legato al senso di colpa per il ritorno al lavoro, il secondo pensiero al senso di colpa per averlo portato al nido invece di lasciarlo alla nonna che è notoriamente una cuoca eccezionale, il terzo pensiero al senso di colpa per essere felici di poter prendere il caffe con le colleghe, il quarto pensiero… E’ un altro senso di colpa, quindi lasciamo perdere!

Abitudini diverse

Invece di lasciarci asfissiare da questo bagaglio di inutili preoccupazioni, cerchiamo di assumere un atteggiamento più costruttivo.
Possiamo intanto verificare se il modo in cui l’asilo somministra i pasti è rispondente alle abitudini del bambino: se per esempio il nostro cucciolo è abituato a mangiare in braccio a papà mentre la nonna allestisce un teatrino di intrattenimento, è possibile che al nido si trovi spiazzato dalla mancanza di tutto questo; più semplicemente può capitare che al nido il bambino venga incoraggiato a sviluppare una maggiore autonomia, quindi a mangiare da solo, mentre a casa viene maggiormente aiutato; al contrario che a casa sia molto più libero di mangiare da solo anche usando solo le mani e sporcando.
La differenza tra le abitudini di casa e quelle del nido non dovrebbe però allarmarci: l’inserimento è un processo in realtà molto lungo, che non si conclude nel momento in cui il bambino smette di piangere quando la lasciamo alla sua assistente d’infanzia; dobbiamo infatti avere la pazienza di aspettare che tutte le fasi della giornata lontano da casa diventino per lui una quotidianità rassicurante tanto quella che trascorre con mamma e papà.

Confrontarsi con le operatrici

Il confronto con chi si prende cura del nostro bambino quando è al nido, resta il modo migliore per focalizzare l’eventuale presenza di un problema e concordare una linea di condotta univoca.
L’inappetenza è un evento occasionale?
E’ legata alla somministrazione di particolari cibi non graditi al nostro bambino?
Il bambino è raffreddato o sta poco bene?
L’orario del pranzo coincide con l’orario a cui il bambino e’ solito fare un riposino quando è a casa?
Il bambino viene esortato a mangiare anche quando è già sazio?
Ma la domanda più sensata resta quella che ci consente di capire se il bambino non ha mangiato affatto o se invece non ha mangiato TUTTO quello che l’operatrice ha messo nel suo piatto.

Non forzare il bambino a mangiare

Pur nel rispetto dei rispettivi approcci educativi, è necessario tener presente che le piccole regole che vengono adottate dal nido servono a garantire il sereno svolgimento della giornata; chiedere alle operatrici di modificare la routine per soddisfare le esigenze del nostro piccolo può non essere il modo più appropriato di risolvere la questione.
Sicuramente possiamo esigere che il bambino non venga forzato a mangiare, ma per il resto è auspicabile ricordare le ragioni per cui abbiamo preferito quella struttura ad altre soluzioni e confidare nella capacità di adattamento del nostro bambino.

Nuove abitudini e nuove amicizie intorno al tavolo

Il timore che il bambino possa fare lo sciopero della fame per tutto il tempo della sua permanenza al nido risulta essere ben poco realistico; cerchiamo invece di lasciargli il tempo di ambientarsi in una realtà nuova e accogliamo anche la possibilità che preferisca mangiare in famiglia invece che altrove.
Ricordiamo inoltre che il momento del pasto è una preziosa occasione di convivialità che al  nido può essere gioiosamente condivisa con i coetanei.

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