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La paura nei bambini: un’emozione da vivere come risorsa e non come minaccia

La paura nei bambini: un’emozione da vivere come risorsa e non come minaccia

Il 32° Presidente degli Stati Uniti d’America, F. Roosvelt, afferma che: “L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa”.

La frase è emblematica nel farci capire come la paura, così tanto temuto da tutti, in special modo dai piccolini, possa rivelarsi  in realtà sia una risorsa, sia un deterrente per la vita di tutti i giorni, come ce ne parla anche la Professoressa di Psicologia Generale Maria Rita Ciceri “La paura“. Nel primo caso, la paura come risorsa ci mostra e ci aiuta ad individuare quelli che sono i pericoli, ci blocca e ci fa riflettere su quanto accade intorno, per metterci in allarme; nel secondo caso, la paura si mostra invece un ostacolo che ci limita,  e non ci protegge più, diventando un limite, una ossessione che non riesce a farci sentire liberi, un’oppressione e una sofferenza interiore. Per far in modo che ciò possa avvenire il meno possibile da adulti, il lavoro da fare è quello di coltivare una sana educazione delle emozioni, sin da piccoli, in particolar modo quando si parla della paura. 

La miglior soluzione da applicare è l’accettazione di tale emozione nei bambini, non la sua negazione o repressione con frasi del tipo: “Sei grande ormai non devi aver paura, sei un ometto o una bimba grande!”. Soffocare quanto il bambino cerca di manifestare, perché sta giustamente provando paura, non è la migliore pratica da seguire, il bambino deve poter affrontare e conoscere cosa lo spaventa, per imparare a gestirlo, in modo che da adulto non possa bloccarlo.

 Il bambino deve sentirsi compreso, accolto da chi lo ama e ha bisogno di essere rassicurato, in modo tale da assorbire, dai genitori, il concetto che tutto potrà essere superato, che l’emozione che sta provando è del tutto normale e non negativa, assolutamente, che va solamente gestita e veicolata nella giusta direzione.

La fiaba come rimedio per la paura del buio

Le paure classiche, come vengono trattate su questo volume Le paure segrete dei bambini. Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati, sono anche le più diffuse tra i bambini; dai 12 mesi circa cominciano ad affacciarsi in maniera evidente. 

Prime fra tutte: la paura del buio e la paura dell’abbandono.

Quella del buio è certamente la più diffusa paura nei bambini, dai 12 ai 36 mesi circa, poi ovviamente può prolungarsi e arrivare anche ai 5/6 anni, rimane certamente molto soggettivo. 

Quando la luce va via tutto è oscuro, il buio non mostra nulla ed è un luogo in cui tutto può essere immaginato e tutto può apparire, lo spavento è alle porte e anche tutto ciò che non si conosce fa tremare: compaiono mostri nella mente del bambino, streghe e animali strani e fanno capolino nelle camerette di ogni pargolo. 

Paola Santagostino, psicologa e psicoterapeuta e autrice del libro Guarire con Una Fiaba, afferma come attraverso la fiabe si possa aiutare i bambini a superare le paure e tutte le difficoltà che ne derivano; la favola mostra altri punti di vista, creativi e fantasiosi, sostiene l’immaginario del bambino e lo porta alla soluzione interiore del problema. 

Sarà la ripetizione della favola, anche ogni sera, o in un altro momento favorevole della giornata, da far diventare routinario, a sorreggere il bambino, a far sì che ciò che ascolta venga introiettato e compreso; sarà il bambino stesso poi a voler ascoltare e risentire più e più volte la stessa favola, questo sarà il sintomo che l’effetto magico della favola avrà sortito il suo effetto, il bimbo attraverso un ascolto ripetuto, elaborerà la paura e sarà in grado di affrontarla al meglio, appellandosi alle sue risorse interiori.

“Robertino e la sua paura del buio”

Ecco qui, un esempio di fiaba da tenere nella piccola biblioteca dei nostri bambini, libro che ha come protagonista un bimbo di nome Robertino: Quando avevo paura del buio. Una storia meravigliosa in cui Robertino, avendo paura del buio, affronta l’ora della nanna in maniera spaventata, la mamma poi non riesce a rassicurarlo perché nega l’esistenza dei mostri in cameretta, mentre lui ne è convinto! La mamma prova a far passare al suo piccolo, ma sbaglia approccio.

Solo l’entrata in scena del suo orsetto, che Robertino ritroverà sulla cassapanca, riuscirà a creare la pace e l’armonia, il piccolo orsacchiotto gli parlerà e lo conforterà, non negando la sua paura ma restandogli vicino, promettendo che accanto a lui i mostri scompariranno… 

L’orsetto dunque, nella storia, è un alleato, compagno fedele e comprensivo che crede alle paure di Robertino e lo rassicura con il suo caldo abbraccio e la sua morbida pelliccia.

Dalla stessa collana di libri, un altro prezioso alleato che vede lo stesso protagonista, Robertino Che rabbia!, per affrontare un’altra emozione complicata, come la rabbia.

Il gioco del “cucú” scaccia la paura dell’abbandono

La paura dell’abbandono (tema affrontato anche dalla terapeuta Nessia Laniado e la psicologa Silvia Veggetti Finzi) appare quando arrivano i primissimi distacchi del bambino dalla mamma o da chi se prende cura: esempio su tutti, in un’età anche precoce, tra una un anno 12-15 mesi, o anche prima, quando avviene l’inserimento al nido. Il bambino si sente solo, comincia a non avere intorno i suoi punti saldi di riferimento, ma è proprio qui che deve imparare a gestire il suo senso di vuoto, per arrivare a guadagnarsi l’autonomia facendo esperienza, per camminare, correre, esplorare e crescere in tutta serenità. 

Introdurre il bambino, per gradi, a questa sensazione nuova, è fondamentale e ci viene incontro un piccolo gioco, un rito che da sempre accompagna tutti noi, e ha caratterizzato anche l’infanzia dei nostri nonni, per cui da generazioni e generazioni: il “gioco del cucù”, o anche “bubù settete”, dei classici che hanno sempre generato, allo stesso tempo, rassicurazione e divertimento: la mamma si nasconde o si copre il viso, non si fa vedere o trovare per poco tempo, qualche attimo… ma poi ricompare e il bambino, dal sentirsi perso, intimorito, passa a sentirsi confortato e anche divertito. 

L’esito finale, quindi, vedrà il bimbo sollevato e gioioso perché la mamma avrà fatto ritorno, comincerà a rendersi conto che il distacco non sarà mai definitivo e, anche se il tempo intercorso potrà essere più lungo, la sua mamma tornerà di nuovo da lui. Potrà, dunque, cominciare a godersi il suo tempo altrove, che sia al nido, ai giardini con la baby-sitter, alla scuola, ecc. senza mamma/ genitori, avendo nel cuore, la calda e leggera sensazione, che non verrà mai abbandonato e che presto qualcuno riapparirà per riabbracciarlo!!